"Siamo
tutti farfalle. La Terra è la nostra crisalide." – LeeAnn Taylor
La Luna si
ergeva fiera e luminosa nel cielo.
Scattai una
foto.
Era più forte
di me; amavo la fotografia, amavo fotografare fin da quando ero una bambina.
Amavo andare
in giro per il mondo e scattare foto ai paesaggi; in origine era un passatempo,
poi divenne una passione che speravo diventasse il mio sostentamento, il mio
lavoro.
Paesaggi
suggestivi come la Foresta Nera, dove mi trovavo adesso, mi hanno sempre affascinato.
Mi ricordavano
molto Forks, il paese in cui ho vissuto per gran parte della mia vita.
Una piccola
cittadina nello stato di Washington, avvolto dalle nubi e dal verde dei boschi.
Il paese dove
mi trasferii a sette anni con i miei genitori, da Phoenix.
All’inizio fu
un trauma; non volevo perdere i miei amici e ricominciare a farmene di nuovi e
non volevo rinunciare al caldo afoso dell'Arizona.
Era normale
che mi sentissi così, credo, ma dopo qualche mese mi abituai al clima umido di
Forks.
Al mio decimo
compleanno i miei genitori mi regalarono una macchina fotografica, la mia prima
macchina fotografica che non fosse una di quelle usa e getta.
Un dono
prezioso che custodii con tanto amore.
Quella stessa
notte scattai la mia prima fotografia alla Luna.
Il cielo era
coperto in parte dalle nuvole, tipico di Forks, ma l’effetto che dava era così
magnifico che non resistetti.
Una piccola
località come Forks non offre molto tuttavia trovai presto soggetti perfetti
per i miei ritratti.
La foresta
dietro casa, ad esempio.
Spesso, dopo
scuola, mi inoltravo lì e scattavo.
I miei
genitori non ne erano molto felici, giustamente erano preoccupati che mi
potesse succedere qualcosa, ma mi lasciavano fare a patto che mi allontanassi
troppo da casa.
Avevo qualcosa
che mi appassionava e ne erano lieti.
Anche la
spiaggia di LaPush divenne uno dei miei soggetti preferiti; ci andavo spesso,
con mamma e papà.
Feci amicizia
con i bambini della riserva, in particolare con Jacob. Un bambino simpatico col sorriso sempre stampato in
viso.
Jacob ed io
diventammo sempre più uniti con il passare degli anni, e la nostra amicizia
divenne amore.
A diciassette
anni ci mettemmo insieme.
Sembrava che
fossimo fatti l’uno per l'altra e dopo il diploma ci sembrò normale andare a
convivere.
Scegliemmo New
York.
Io volevo
seguire la mia passione e mi iscrissi al corso di Arte alla NYU. Jacob si
iscrisse al Politecnico.
In quei giorni
pensai che le cose stavano prendendo la strada giusta... fino a quando qualche
mese fa, Jacob mi lasciò.
Se ne andò
dall'appartamento in cui vivevamo e tornò a LaPush.
Al principio
Jake mi disse che non se la sentiva più di stare con me... in seguito scoprii
che si stava frequentando con un'altra, mentre era ancora fidanzato con me.
Mi crollò il
mondo addosso... Jake, il mio Jake, non mi amava più!
Poi venne la
rabbia e in seguito l'imbarazzo.
Smisi di
andare a LaPush, con grande disappunto di Leah e Seth - gli altri miei amici
alla riserva Quileute - e dei miei genitori, che si aspettavano un matrimonio e
che erano in ottimi rapporti con i genitori di lui.
Ma non potevo
perdermi per colpa sua, per una storia finita male.
Ha sbagliato,
ma a dir la verità ora non ci soffro più tanto.
La storia
finita con Jacob mi ha fatto capire ciò che non era lui colui con cui avrei
voluto passare la mia vita.
Gli volevo
bene, molto, era il mio migliore amico ma l'affetto non è amore.
E soprattutto,
io volevo viaggiare per il mondo e fotografare! E non stare solo tra Forks e
LaPush per sempre.
Ora, ad
Ottobre del 2015, sono un'aspirante fotografa professionista venticinquenne che
sta scattando foto per la sua prima mostra.
E dunque
eccomi qui, nella Foresta Nera in Germania.
Il posto
ideale per me; alberi, fiumi e sentieri erano la mia casa.
Finito di
scattare, mi incamminai per tornare in albergo... l'indomani dovevo ritornare a
New York per la mostra.
*
International
Center of Photography.
Nella 256
Bowery a New York, ha sede il museo della ICP.
Forse uno dei
Centri più importanti per la Fotografia, qui vengono consegnati gli Infinity
Awards [1].
Per me era una
ghiotta occasione per farmi conoscere ed ero letteralmente su di giri. Ed in
ansia.
Non facevo
altro che mordicchiarmi le labbra, per l'ansia.
Ero talmente
nervosa che non mi accorsi che qualcuno mi stava chiamando.
Mi girai.
Un ragazzo,
più o meno della mia età, bello come il David di Michelangelo e gli occhi verdi
come i prati dell'Irlanda, si presentò.
« Salve, sono
Edward Cullen, tu devi essere Isabella Swan »
« Sì, sono io.
Piacere. » gli strinsi la mano, con una punta di imbarazzo.
« Sono tue le
foto in mostra oggi, giusto? Sono bellissime, sai? »
« Oh sì » ero
intontita, qualcuno ha notato le mie fotografie e gli sono piaciute! « Sì, sono
mie! »
« Bene, ho
notato che hai molto talento e... volevo offrirti un lavoro »
Mi sorrise, santo
cielo che sorriso!
Bella,
ripigliati! E sii professionale!
Un lavoro,
accidenti!
« S-sul serio?
Oh cielo, io... non so che dire »
« Sul serio.
Possiamo parlarne? Conosco un posto più tranquillo dove possiamo parlarne con calma
»
« Ma certo »
Nel frattempo
la mostra finii. Ricevetti molti complimenti ma ero proprio curiosa di sentire
la proposta di Edward... emh, del Signor Cullen.
Entrammo in un
bar nella vicinanze.
Ad aspettarci
c'erano dei ragazzi, che ci salutarono...
Erano amici di
Edward.
Edward me li
presentò: si chiamavano Alice, Jasper, Emmett e Rosalie.
Alice ed
Emmett erano i fratelli adottivi di Edward; Alice era una ragazza minuta con i
capelli corvini e gli occhi nocciola. Aveva l'aria di essere una persona parecchio
esuberante. Emmett era un omone alto due metri con i capelli scuri, gli occhi
azzurri ed un sorrisone da bambino. Jasper e Rosalie erano cugini ed erano
fidanzati con Alice ed Emmett, rispettivamente.
Entrambi
biondi e con gli occhi blu, Jasper era alto quasi quanto Emmett ed aveva un
sorriso rassicurante, Rosalie era una bellezza statuaria che faceva impallidire
qualsiasi modella di intimo.
Dopo le dovute
presentazioni, mi spiegarono cosa volevano da me.
Mi dissero che
facevano parte di un'associazione ambientalista e che volevano ingaggiarmi per
scattare delle foto.
Ero incredula.
Non me lo aspettavo, a dir la verità.
Ma subito
capii che si trattava di una cosa seria e mi sentii onorata di essere stata
scelta.
Tuttavia, io
non ero una fotografa di professione.
Lo dissi, ma
subito mi rassicurarono... secondo loro io ero la persona ideale.
Dopo che mi
tranquillizai, Edward prese la parola.
« Bene » disse
Edward « veniamo al sodo... hai presente il disastro ambientale della
piattaforma petrolifera della BP [2]? Ebbene, noi ci siamo presi a
cuore questo caso e vogliamo farci un articolo. Ecco perché abbiamo bisogno
delle tue foto. Ho visto attentamente le foto alla mostra, ho percepito quanto
ami la natura, come noi, e secondo me tu hai quella sensibilità che colpisce
l'anima e che in pochi hanno. »
Valutai per un
attimo, sì avrei potuto farcela... ce l'avrei fatta.
« D'accordo
ragazzi, sono con voi! »
Stare con
questi ragazzi era rassicurante.
Li conoscevo
da poco, è vero, ma avevano qualcosa che me li faceva sentire vicini.
Si dedicavano
alla causa ambientalista con tutto quel'ardore che dedicavo io alla fotografia.
Capii anche
che non era uno di quei gruppi che facevano casino e basta... loro avevano a
cuore la natura, si informavano e facevano degli articoli per far sapere al
mondo la condizione del pianeta in cui viviamo.
*
Quando pensavo
ad una fuoriuscita di petrolio da una piattaforma o da una petroliera, mi
scorrevano nella mente le immagini che vidi sui giornali e servizi alla televisione...
ma nessuna immagine era abbastanza eloquente per definire lo scempio che è
stato fatto.
Arrivammo nel
Golfo del Messico e nulla avrebbe potuto prepararmi a ciò che vidi.
Definirlo
"disastro" era un eufemismo.
Tutta l'acqua
intorno alla baia era nera, coperta da quella sostanza vischiosa ed
inconfondibile.
Il petrolio
fuoriuscito dalla piattaforma aveva ricoperto tutta la flora e la fauna.
Si vedevano
animali sofferenti... e mi veniva da piangere.
Era difficile
pensare che siano stati degli esseri umani a compiere una catastrofe simile.
Eppure,
conoscendo la storia umana, non avrei dovuto stupirmi giusto?
Noi umani siamo creature stupide e incostanti, con
la memoria corta e un grandissimo talento per l’autodistruzione. [3]
Edward mi guardò, e quasi come se mi potesse leggere nel pensiero
disse « È orribile vero? Lo so, è terribile, noi
umani ci ritieniamo superiori eppure non abbiamo il minimo rispetto per la
vita. Spendiamo miliardi per cercare l'acqua e la vita su altri pianeti ma non
facciamo niente per evitare la fame nel mondo o proteggere la Terra. Stiamo
privando il pianeta che ci ha dato la vita di tutto ciò che ha. »
Osservai attentamente il ragazzo al mio fianco
Rimasi affascinata dalle sue parole... la pensavamo allo
stesso modo, sentivo che in un certo senso, eravamo molto simili.
Ma Edward era una di quelle persone che si trovano
raramente, anime nobili che vorrebbero un mondo più giusto e che lottano per la
salvezza non solo del pianeta ma di tutti.
Era un vero peccato che molti non comprendevano questa
dedizione.
È un vero peccato che ancora adesso alcuni non capiscano
l'importanza di questa lotta contro l'inquinamento, l'estinzione degli animali
e la distruzione degli ecosistemi.
Potremmo anche cercare le risorse su altri pianeti, ma
se non comprendiamo che ciò che noi esseri umani stiamo facendo al pianeta che
ci ha dato la vita e non rimediamo, cosa potremmo dare ai nostri figli?
Questo pianeta ci ha dato tutto, è arrivato il tempo di
ricompensarla e di ringraziarla per il dono che ci fa ogni giorno: la Vita.
"Questo
noi sappiamo: la Terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla
Terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia.
Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo.
Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso." – Capo Seattle
Note:
[1] L'International Center of Photography esiste veramente.
È un museo della fotografia, scuola e centro di ricerca che si trova a
Manhattan a New York. Il centro è stato fondato nel 1974 da Cornell Capa con
l'aiuto di Micha Bar-Am, nella storica casa di Willard Straight sulla Fifth
Avenue. È la sede in cui vengono consegnati gli Infinity Awards.
(Sito web ufficiale http://www.icp.org/)
[2] Il disastro ambientale della
piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum
(BP), è stato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del
Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre
1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è
terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di
petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi,
Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato
ammassi chilometrici sul fondale marino. È il disastro ambientale più grave
della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello
della petroliera Exxon Valdez nel 1989. Pertanto, spesso ci si riferisce a
questo disastro con l'espressione "Marea nera". Una verifica
biologica, compiuta dal dipartimento di biologia marina dell'Università del
South Florida a due anni dal disastro, mostra chiari segni di malattie della
fauna marina legate all'ingestione di petrolio.
[3] Suzanne Collins, Il Canto della Rivolta. Pag.
386. È la frase che Plutarch dice a Katniss quasi
alla fine del romanzo. È una frase che mi ha colpito parecchio e mi da sempre
da pensare.

Bella idea. Storia dai contenuti attuali e in linea con il tema in modo originale. Unica pecca, mi sembra troncata all'improvviso. ma nell'insieme mi è piaciuta. Cristina
RispondiEliminaMi è piaciuto molto come hai approfondito "l'attimo" in cui Bella pensa ad Edward non solo come al suo bellissimo datore di lavoro ma anche come a qualcosa di più (si legge proprio come lei lo guardi con occhi diversi), inoltre hai documentato molto bene il tuo racconto. Di questa voglio il sequel. Voto: 6.
RispondiEliminaAleuname.
E' una bella storia e l'hai scritta in maniera delicata e scorrevole, Però non riesco a capire molto bene come tutta la retro-storia che fa parte della prima metà del tuo racconto si intersechi con la seconda parte, pensavo che la faccenda di Jacob in qualche modo influenzasse la seconda parte della storia, ma in realtà poi spieghi della mostra e del contatto con Edward e gli altri, e poi tronchi! Perchè? E' vero che è una o/s e quando centri il tema, la terra in questo caso, hai adempiuto al compito e ci sta, ma le premesse di questa storia erano di più ampio respiro e chiamavano una seconda parte più corposa. Mi sei piaciuta molto ed è forse la tua storia che mi è piaciuta di più: io mi appassiono molto quando vi vedo crescere e tu sei cresciuta tanto! Ecco perchè ti parlo core a core <3
RispondiEliminaComplimenti per il tema (bellissimo, mi tocca tanto) e per l'evoluzione!
-Sparv-
Anche a me sembra incompleta, troncata sul più bello. Fin qui mi è piaciuta, niente da dire, ma manca il... "succo" del discorso, manca la fine... Non so se per te è finita così, in caso contrario, aspetto il seguito :)
RispondiEliminaIntanto, complimenti per la tua interpretazione del tema "Terra". La tua argomentazione ecologista è sentita e appassionata e mi piace l'idea di Bella fotografa che di questa Terra coglie gli aspetti più belli ma anche quelli drammatici. C'era forse spazio per caratterizzare meglio I personaggi, spiegare di più come la storia finita con Jacob abbia influenzato le scelte di Bella, chiudere un po' il finale, ma si capisce che ti stava più a cuore il tema di fondo.
RispondiEliminaVoto 6. Brava!
RispondiEliminaCiao, interessante come shot specialmente per l'argomento ambientalista, per le foto. Complimenti.Forse immagino chi è l'autrice...
RispondiEliminaStoria molto carina e incentrata su un problema che affligge il nostro tempo. Come hanno detto le altre si tronca all'improvviso e mi dà l'impressione che sia spaccata in due: una prima parte dove narri in maniera esaustiva gli eventi... e una seconda parte, dall'incontro con Edward, in cui affretti una fine senza dargli un vero e proprio corpo.
RispondiEliminaIl mio voto per te è 5
Questa storia non mi è piaciuta granché.. mi aspettavo fosse sviluppata meglio.. in particolare mi aspettavo una migliore caratterizzazione dei personaggi anche se mi piace come hai reso Bella inizialmente! Il mio voto è 4
RispondiEliminaVOTO 6
RispondiElimina-Sparv-
Mhmm... c'è una differenza quasi una rottura tra la prima e la seconda parte della storia.
RispondiEliminaNella prima parte sei così specifica nel raccontare la vita e l'emozioni di Isabella mentre nella seconda parte tutto questo sparisce e si parla solo del problema ecologico (tema importante e anche azzeccato per il contest e ho amato tutte le citazioni fatte)
Sembrano due storie diverse quasi, la conoscenza di Edward, a parte l'aspetto ecologico, si intuisce solo... il che ci potrebbe anche stare ma uno non se lo aspetta proprio vista la profondità della prima parte. Sembra che manchi un pezzo.
Come detto, complimenti per le citazioni e per aver scelto un tema così scottante e attuale.
Grazie
VOTO 6
JB
La storia ha trattato il tema del contest ma in questo caso leggendola non mi è arrivato niente..
RispondiEliminaSpero che tu non la prenda male ma eri partita bena però,credo,ad un certo punto ti sei persa..
Forse è una mia impressione
VOTO 5
L'idea è bella ma forse dovevi approfondirla un po' di più, come anche la caratterizzazione dei personaggi . Non mi ha convinta molto
RispondiEliminaVoto 5
Ila Cullen
Voto 5
RispondiEliminaStoria ecologica ed impegnata nella salvaguardia del pianeta. Encomiabile il desiderio di affrontare un tema serio e così importante come il rispetto per l'ambiente in cui viviamo; poco riuscito a mio avviso il collegamento tra la storia personale di Bella, la storia d'amore che il lettore si aspetta e il finale. Il rapporto con la fotografia come mezzo per esprimere se stessa, il desiderio di affermarsi nel mondo dell'arte e delle riviste specializzate è accennato ma non sviluppato, e la storia con Jacob appare pretestuosa (forse serviva a dare spessore psicologico al personaggio femminile con il dolore che il tradimento, la separazione e l'abbandono forniscono?). Con la comparsa di Edward ci si aspetta la svolta narrativa e invece tutto si risolve nello sguardo desolato che scorre sulle acque catramose e mortifere. Non so: è come se mi avessi sventolato davanti al naso dei succulenti pasticcini e poi li avessi fatti sparire dopo avermeli fatti annusare.
RispondiEliminaAnche io l'ho trovata una storia tronca, scritta in due parti che non si intersecano molto tra loro. E un po' troppo frettolosa nel finale. Ma grande tema e ben documentata, oltre che ben scritta!
RispondiEliminaBrava!
Un po' delusa da questa storia... Come è stato detto mi sembra affrettata per dare un finale. Ricca di dettagli, ma forse avrei preferito di più un'attenzione particolare a tutto l'insieme e non al particolare.
RispondiEliminaGrazie per aver partecipato.
Voto 5.