Mi sveglio sentendo le sue mani che mi accarezzano piano la schiena nuda, dalla nuca fin dove ricade il lenzuolo attorno ai miei fianchi. La dolcezza e il tepore dei suoi gesti sul mio corpo, la calma e il torpore della tranquillità attorno a noi mi fanno sentire felice. Apro gli occhi alzando il capo verso di lui e vedo che mi osserva intento con un sorriso timido e gli occhi pieni di amore. Sento attorno a noi l'ebbrezza, la soddisfazione e il senso di annullamento nell'altro che solo un amore appena sbocciato è in grado di darti. Il nostro amore che nato da pochi mesi continua a riempirci di sorprese e ci fa scoprire giorno dopo giorno qualcosa dell'altro. Ogni gesto mi fa scoprire qualcosa di lui che lo fa divenire quell'uomo perfetto che descrivi per gioco e per fantasia alla tua amica del cuore, quell'uomo perfetto che ti lascia bigliettini smielati e fiori sul vassoio della colazione. Da mesi è il mio Principe Azzurro, da mesi mi fa sentire sempre al massimo della felicità e non voglio che nulla mi butti giù. Le sue dita sulla schiena mi fanno tornare alla prima volta che quelle stesse dita si sono posate sulla mia pelle con l'intento di accarezzarmi.
Era quasi un mese che viaggiavamo sulla linea dell'equatore e, dopo aver lasciato alle nostre spalle l'America meridionale, ci stavamo avvicinando alle nostre tappe africane. Il viaggio verso il nostro prossimo continente non si era rivelato affatto piacevole dato che le otto ore che dividevano Rio dal Gabon erano state accompagnate da una fastidiosissima coppia che aveva deciso di dare inizio alla sua crisi matrimoniale proprio dietro di noi e in un luogo con nessuna possibilità di evasione. Edward era seduto alla mia sinistra perché mi aveva lasciato il posto al finestrino rinunciando per questa volta a scattare foto durante tutto il viaggio. Con i giorni passati a stretto contatto, stavamo iniziando a capire quali fossero le passioni, i sentimenti e le paure dell'altro. Dopo il decollo di questo nostro secondo viaggio in aereo aveva di certo capito che ero terrorizzata dal decollo e dall'atterraggio ma che allo stesso tempo volevo stare vicino al finestrino perché almeno avrei visto la terra o il mare su cui ci saremmo schiantati in caso di un' eventuale disgrazia. Quando si accese la spia luminosa che indicava di accendere le cinture e fu comunicato l'inizio delle fasi di atterraggio, mi irrigidii. Mi rilassai poco dopo, però, sentendo la sua mano accarezzarmi l'avambraccio fino ad arrivare a stringermi la mano. Voleva rassicurarmi con un semplicissimo gesto che, però, mi fece anche sentire altro. Quel contatto voluto che doveva essergli costato un'enorme dose di coraggio, mi fece palpitare il cuore e lo sbattere imperterrito delle ali di quelle farfalle che dimoravano nel mio stomaco e si agitavano ogni volta che i miei occhi incontravano i suoi, divenne incontrollabile. L'istinto mi fece voltare il capo verso di lui e oltre ai suoi occhi, incontrai un sorriso dolce, tranquillo, familiare.
Mi accorgo, mentre il flusso dei miei pensieri scorre placido nella mia mente, che socchiude gli occhi e inclina un po' il capo con sguardo interrogativo come a chiedermi quale sia il film che il mio cervello mi sta proponendo e mi trattiene dall'insultarlo per avermi svegliata nel bel mezzo della notte. Nel silenzio che ancora ci avvolge, mi avvicino al suo viso e faccio sfiorare le mie labbra con le sue in una carezza morbida che ha ancora il sapore del sonno.
«Scusa
amore non volevo svegliarti», mi sussurra mentre mi accoccolo sul suo torace
ampio restia ad abbandonare quel rifugio confortevole.
Le
sue mani si spostano nei miei capelli mentre li districa passandoci in mezzo le
dita.
«Ti
ho mai detto che la prima cosa che avrei voluto fare quando ti ho vista era
sentire se i tuoi capelli erano setosi come sembravano?», la sua voce roca di
sonno mi fa rabbrividire, «Ti ho vista girare il capo verso di me e i tuoi
capelli sembravano appena usciti da una pubblicità per lo shampoo, riuscivo a
sentire il loro profumo ogni volta che mi avvicinavo a te.» Le sue mani nei
miei capelli sono ormai un gesto che mi tranquillizza e mi riporta nel
dormiveglia.
«Probabilmente,
se mi avessi chiesto in quel momento di toccarmi i capelli, ti avrei torturato
il doppio di quello che ho fatto durante il viaggio», sussurro soffiando sul
suo torace nudo.
«Già...
sei stata proprio crudele con me. Tutte quelle allusioni, quelle insinuazioni,
penso di non essere mai stato così tanto in imbarazzo in tutta la mia vita...
sono un ragazzo timido io!» A quelle parole sento rimbombare nel suo petto una
risata.
«Ti
amo», gli dico con un sorriso e accompagno quelle parole con un bacio, prima di
accoccolarmi di nuovo sul suo petto e ricadere nei meandri del sonno.
Anche
il subconscio quella notte mi fa tornare indietro a rivivere quei mesi passati
lontano da tutti viaggiando in lungo e in largo per il mondo, sotto questa
silenziosa coperta di stelle.
***
Quando Robin Roberts ci presenta a tutti gli spettatori sintonizzati su Good Morning America, il mio cuore accelera irrefrenabilmente i suoi battiti. Essere una modella affermata mi ha ormai abituata al mondo dello spettacolo, interviste e riprese di vario genere, ma essere in questo programma con questo progetto è elettrizzante e mi rende ansiosa.
«Buongiorno
e benvenuti! Oggi sono qui con me Isabella Swan e Edward Cullen per presentare
uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi tempi. Quasi un anno fa questi due
ragazzi hanno preso un aereo per l'Ecuador e hanno fatto un primo passo verso
la realizzazione di un'idea. La coronazione del loro lavoro sarà nella mostra
'Sub tacita per amica silentia luna' che si aprirà alla fine del mese.» Dopo
una breve pausa in cui viene inquadrato il cartellone della mostra, si volta
verso di me e ricomincia a parlare. «Isabella, tu che sei l'ideatrice di
questo progetto, vuoi raccontare al pubblico di cosa si tratta?»
Pur
sapendo che questa domanda mi sarebbe stata fatta, rimango per un attimo senza
parole, ma nel momento in cui sento la mano di Edward stringere la mia come
quella prima volta sull'aereo, le parole iniziano a fluire senza problemi.
«Come
molti sanno ormai sono vari anni che lavoro come modella per alcune case di
moda, ma anche i più informati non hanno notizie sulla mia vita privata perché
sono miracolosamente riuscita a tenerla privata. Questo progetto però è
dedicato ad una persona della mia famiglia perché è legato ad un suo desiderio,
quindi devo rivelare qualcosa di me.
«Quando
avevo quindici anni i miei genitori mi dissero che finalmente avrei avuto un
fratellino e nulla poteva rendermi più felice di quelle parole. Dal momento in
cui Gabriel è nato l'ho amato con tutto il mio cuore e l'ho protetto con tutte
le mie forze. Aveva superato da poco i sei anni e mezzo quando gli
diagnosticarono la leucemia, una leucemia fulminante per cui non si poté fare
nulla. Passai accanto a lui tutti i giorni che il cielo gli donò su questa
terra, gli lessi moltissimi libri e parlammo tanto, di ogni cosa. Il giorno
prima che morisse gli chiesi quale fosse il suo desiderio più grande.»
Vedere il suo corpo smagrito e debilitato, coperto di fili e tubicini mi uccideva, il suo volto però continuava ad avere la gioia di sempre. Probabilmente non si era reso conto che stava per morire, ma tutti pensammo che fosse meglio così.
«Gab,
se ci fosse qui con noi il genio della lampada di Aladino e ti dicesse che può
realizzare un desiderio grandissimo purché sia la cosa che desideri di più in assoluto,
cosa gli chiederesti?»
Sul
volto di mio fratello si dipinse un broncetto meraviglioso, «Perché solo uno??
Aladin ne ha avuti tre!»
«Beh
perché ti ha detto che può essere anche un desiderio veramente grandissimo...»
«Mmm...
Allora vorrei essere ogni notte in un posto diverso per girare tutto il mondo e
conoscere tutte le terre della Terra! Vorrei vedere tutti i tipi di sabbia che
ci sono nel mondo e fare il bagno in più mari possibili!»
«Perché
di notte, Gab? L'acqua del mare è più fredda di notte e non c'è il sole che ti
fa vedere tutti i colori della terra, delle foglie e dei fiori»
«Si
ma di notte ci sono le stelle e le stelle sono più belle del sole perché le
puoi guardare per un sacco di tempo senza mai smettere, invece il sole fa
bruciare gli occhi se lo guardi, ce lo ha detto anche la maestra a scuola. Poi
ti ricordi quando siamo andati in campagna dai nonni in vacanza, che la sera
andavamo in giardino, guardavamo le stelle e facevamo le foto? Ecco vorrei fare
una foto in ogni paese in cui vado e di notte è più bello perché c'è silenzio e
si sentono gli animaletti e si vedono le lucciole.»
«Va
bene, Gab. Farò in modo che questo desiderio si avveri.»
«Adesso
ho sonno, però, Bi. Mi abbracci?»
Mi
stesi di fianco a lui e lo abbraccia stretto mentre appoggiava il capo sul mio
seno. Fu l'ultima volta che dormimmo insieme. Fu l'ultima volta che gli diedi
il bacio della buonanotte.
«Ecco, mio fratello desiderava fare una foto di notte in più paesi possibili, vedere le sabbie di tutto il mondo e fare il bagno in tutti i mari che incontrava. Ho voluto esaudire il suo desiderio, perciò un anno e mezzo fa mentre finivo i lavori che mi erano già stati commissionati, ho iniziato a cercare un fotografo che fosse disposto a seguirmi in questa pazzia e ho trovato lui», dico indicando Edward, «che non è stato fermato neanche dalla notizia che il 90% degli incassi della mostra saranno devoluti in beneficenza per la ricerca sulla leucemia.»
«Sicuramente
la tua, Isabella, è una storia triste quanto dolce e il proposito è a dir poco
onorevole. Non voglio intristirti e infierire su un argomento di cui per te non
deve essere facile parlare, perciò passiamo oltre e parliamo di qualcosa di più
divertente. Edward, come è stato questo viaggio? In definitiva in quanti stati
hai fotografato Isabella?»
«Allora,
il viaggio è stato a dir poco interessante, anche perché Isabella ha un
caratterino non così facile da gestire; in qualche modo però è stato catartico.
Alla fine non ci sarà un numero impressionante di paesi perché abbiamo deciso
di seguire la linea dell'equatore e quelle dei due meridiani principali in modo
da girare metaforicamente tutto il mondo e attraversare tutti i continenti.
Quindi ci sono foto in 28 stati e una decina di mari. Le foto in acqua sono
state comunque fra le più divertenti, un po' perché si lamentava sempre che
l'acqua era troppo fredda, un po' perché di notte temevamo uscissero gli
animali più strani. Nulla l'ha fatta demordere però e tutte le foto che abbiamo
scelto per la mostra sono state scattate fra il tramonto e l'alba.»
Una
volta rotto il ghiaccio e superata la parte più difficile dell'intervista, le
domande scorrono veloci e le risposte si rivelano facili e fluide. Alla fine
Robin ci saluta per proseguire con il programma e noi abbandoniamo lo studio
durante uno stacco pubblicitario per avviarci di nuovo verso casa.
«Odio
questo coso, mi dà prurito. Appena arriveremo a casa, sarò per la prima volta
felice di tutta quella roba che tieni in bagno se mi aiuterà a togliere questo
schifo dalla faccia!» Edward continua a grattarsi la mascella mentre ci avviamo
alla macchina. Quando stamattina ha saputo che avrebbe dovuto farsi mettere il
cerone per andare in onda, ha messo su un capriccio degno di un bambino di
cinque anni affermando di essere un uomo e che il trucco è roba da donne, ma
alla fine si è dovuto arrendere all'evidenza che tutti -uomini e donne- erano
in sala trucco e si è fatto truccare. Ovviamente, però, non ha smesso di
lamentarsi.
«Vedrai
che non ti ricorderai neanche di averla messa quello schifo una volta
che ti avrò tolto tutto con quelli che tu chiami 'barattoli riempi mensole' e
forse smetterai di disprezzarli».
***
Camminando nelle sale della mostra definitivamente allestita, riesco a rivivere quasi ogni momento che ho vissuto in quei mesi di viaggio. Le teche con la sabbia e la terra che abbiamo raccolto in ogni paese, il profumo della stanza che cerca di essere il più vicino possibile all'originale, mi fanno sperare che anche coloro che verranno qui, a vedere soltanto delle immagini senza la possibilità di essere fisicamente in tutti quei posti, possano in qualche modo illudere di non essere più in America.
«Ciao, io sono Bella, finalmente ti posso stringere la mano e parlarti fisicamente... non avrei sopportato un altro giorno di conversazione virtuale!» Non l'avevo mai visto se non in qualche foto su internet e trovarmelo davanti dopo tre mesi di corrispondenza via e-mail è indubbiamente stranissimo ma entusiasmante.
«Ovviamente
io sono Edward! È bello poterti vedere finalmente di persona.» La sua stretta è
calorosa e in qualche modo mi fa sentire di essere in buone mani. «Allora sei
pronta a partire?»
«Prontissima»,
gli rispondo prendendolo sottobraccio mentre stiamo già camminando verso il
check-in.
«Ah, è fredda, ghiacciata!»
«Al
terzo bagno oceanico dovresti aver imparato ormai che l'acqua dell'oceano non
ha proprio la temperatura di un bel bagno rilassante... »
«Smettila
di fare ironia e per una volta prova a metterti nei miei panni! Anzi facciamo
così: tu fai il modello e io la fotografa oggi.» Finisco di dire queste parole
scuotendo il capo stizzita e con un broncio epocale mentre cerco di rimanere a
galla.
«Non
sia mai che le mie macchine finiscano nelle tue mani! È molto se ti lascerò
fare un selfie in questo viaggio, sappilo. Comunque sto pensando di buttarmi e
venire a farti compagnia per un bel bagnetto, cosa ne dici?» Intanto ripone la
macchina che aveva in mano nella sua custodia e si sfila la maglietta che
indossa ogni volta che ne ha l'occasione: KEEP CALM AND TAKE A PHOTO.
Gli
schizzi che seguono la sua entrata in acqua a dieci centimetri da me mi fanno
prendere un accidente e lo strillo che ne consegue è degno di una banshee.
«Stupido!
Mi hai fatto prendere un colpo!», gli grido contro sbattendo le mani
sull'acqua.
«Smettila
di lamentarti e ascoltami che voglio fare un esperimento», mi guarda con un
cipiglio serio e intenso. In quel momento mi accorgo che ha portato in acqua
una delle sue macchine. Sto per aprire bocca per chiedergli quale animale gli
abbia mangiato il cervello ma mi precede: «Questa» dice indicando la macchina
«può essere immersa, quindi voglio provare a farti delle foto mentre sei
sott'acqua».
Dopo
vari tentativi -durati circa due ore- riesce ad ottenere lo scatto perfetto e
devo ammettere che, nonostante la fatica, il risultato è molto soddisfacente
anche per me.
«Wow... questa foresta mi lascia davvero senza fiato, è stupenda.» Al secondo giorno in Indonesia abbiamo deciso di iniziare a scattare qualche foto così ci siamo inoltrati nella foresta del Borneo con una fedelissima guida del posto. Siccome abbiamo deciso di aspettare il tramonto, la nostra gentilissima guida -di cui non ho capito il nome- dato che avevamo qualche ora di anticipo ha detto che ci accompagna in un posto magnifico nella foresta.
«Già
è davvero meravigliosa» mi risponde Edward guardando in alto «la luce che
penetra dagli alberi, il colore della terra... magnifico.» Anche lui ha un
tono estasiato e sembra incantato da ciò che ci circonda.
Arriviamo
in questa radura circolare in cui c'è un grande masso parzialmente ricoperto di
muschio, proprio quando il cielo comincia a tingersi di un tenue rosa. Lì la
guida ci saluta dicendoci che tornerà all'alba proprio come le abbiamo chiesto
e subito iniziamo a provare un po di scatti. In piedi di fianco al masso,
seduta con la schiena appoggiata ad un albero, stesa come se dormissi. Sento i
raggi del sole che man mano che si spostano mi toccano la pelle con
un'intensità diversa. Vedo i colori del cielo cambiare e riflettersi sulla
radura e sui capelli di Edward. La meraviglia di quell'atmosfera mi fa sentire
su un altro pianeta. Appagata dallo spettacolo naturale che si offre davanti ai
miei occhi e desiderosa di rendere ancora più magico un momento già perfetto -l'uomo
per quanto felice anela sempre ad ulteriore felicità- mi avvicino ad Edward e
lo bacio.
Il
nostro primo bacio.
Un
bacio che sembra dolce all'inizio, come a coronare la calma di quel luogo, ma
che subito, per il desiderio e la tensione di settimane di viaggio passate a
stuzzicarci, diventa famelico, passionale. Le sue mani si appoggiano sui miei
fianchi e le sento stringere la carne come a volersi assicurare che sono
veramente reale; le mie invece si attaccano ai suoi capelli e poi scendono su
quelle spalle forti, oggetto dei miei sogni dal primo giorno in cui l'ho visto
togliersi una maglietta. Il desiderio, che nel principio di appagamento trovato
in quel bacio allo stesso tempo si alimenta e cresce dentro di noi, ci fa
gemere l'uno sulla bocca dell'altro.
Mi
accorgo che siamo stesi solo quando la mia schiena tocca quella terra brunita
che ci aveva tanto colpito prima e che ora insieme alla luna era testimone
della nostra passione. Le sue mani venerano il mio corpo e, nonostante tutti i
complimenti ricevuti nella mia vita, mi fanno sentire apprezzata come mai
prima. Con le sue mani anche le sue labbra iniziano a venerare piano il mio
corpo. Io lo incito senza freni, felice che abbia risposto così disinvolto alla
richiesta nascosta dietro quel bacio. Sfogare quel desiderio che ci legava dal
primo giorno e che in quell'atto stava dimostrando di andare molto oltre
l'aspetto fisico.
Quella
notte in quel luogo solitario e bellissimo abbiamo consumato più volte quel
sentimento e quel desiderio che avevano iniziato a legare le nostre anime e i
nostri corpi.
L'alba
facendosi strada tra le foglie degli alberi, ci trova appagati e stanchi ma
pronti a dare una svolta a quel viaggio.
«Mademoiselle,
il poserait, s'il vous plait?», mi ciede con tono esasperato
«Oui,
monsieur avec plaisir!», scoppio a ridere mettendomi in una posa provocatoria e
per nulla naturale. «E da quando sapresti il francese tu?»
«Da
quando ho lavorato per tre estati consecutive in Provenza», mi risponde lui con
tono da superiore completando il quadro con una linguaccia che lo rende
davvero poco credibile. Scoppio a ridere ancora più forte alla sua faccia
imbronciata e stizzita. Quando finalmente placo le risate e riapro gli occhi
lo trovo a cinque centimetri dal mio corpo con uno sguardo intimidatorio.
«Smettila
ci stanno guardando tutti», forse la mia idea di fare le foto in uno splendido
parco pubblico in cui questa sera si tiene un cinema all'aperto non è stata
proprio delle migliori. Mi dà un bacio leggero a stampo e mi dice: «Dai,
finiamo di scattare così poi possiamo anche goderci i film... ah, ma tu non sai
il francese tranne qualche parola per sopravvivere!!», è il suo turno allora di
sbellicarsi dalle risate mentre io lo guardo annoiata e sbattendo impaziente un
piede per terra.
Fra
risate e scherzi però siamo riusciti ad ottenere alcuni scatti veramente
sensazionali.
Sono tantissimi i ricordi che riaffiorano nella mia mente mentre passo fra quelle foto che raffigurano il nostro lungo viaggio in giro per il mondo. Vedere in quelle sale i sorrisi e le lacrime di giorni lunghi e complicati o intensi ma pieni di soddisfazione mi riempe il cuore di un calore inaspettato. Un calore così forte che mi fa sperare che magari anche tutti i visitatori di quella mostra, non solo noi che l'abbiamo anche vissuta, potranno vivere quel nostro viaggio e spero che come me vedano accorciarsi le infinite distanze di questa terra sentendosi più vicini a tutte le persone con cui la condividono. Camminando in quelle stanze sento di aver vissuto il desiderio di mio fratello e spero che attraverso di me possa averlo vissuto anche lui vegliando sul mio cammino.
Sono
nell'ultima stanza quando sento le braccia di Edward avvolgermi la vita e le
sue labbra appoggiarsi sui miei capelli. Mi lascio andare contro il suo petto
mentre guardo la foto centrale di questa ultima stanza. Tuvalu, un atollo di
sabbia bianchissima, alberi e acqua cristallina è stata la nostra ultima tappa
prima di tornare a casa. La foto che sto guardando mi ritrae accovacciata al
chiaro di luna su quella sabbia bianca con una certa malinconia dipinta in
volto. La consapevolezza che stavamo tornando alla routine non mi faceva
essere felice del tutto perché in quei mesi di peregrinazione senza pensieri,
senza la frenesia delle metropoli, senza l'odore dello smog fra le narici mi
sarebbero mancati. Più di tutto, però in quei giorni sentivo che mi sarebbero
mancati tutti quei dettagli che mi avevano fatto capire città dopo città, stato
dopo stato che, per quanto la terra che calpestavo mi sembrasse ogni giorno
diversa dal precedente, stavo calpestando terre che appartenevano a questa
Terra e a questo mondo che calpesto anche adesso. Nel silenzio di quelle notti
interrotto solo dallo sciabordio dell'acqua, dai versi degli animali e dallo
scoppiare delle nostre risate ho sentito di apprezzare la varietà di questo
mondo, ho sentito per la prima volta di essere legata a tutte le persone di
questo mondo. Ho visto due fili che legano tutte le nostre anime: il filo
brunito della terra che calpestiamo ogni giorno e il filo candido della luce
della luna che ci protegge ogni notte.
N.d.A.:
Il
titolo è una citazione (leggermente rimaneggiata affinchè avesse senso)
dell'Eneide di Virgilio. In particolare fa riferimento a Verg., Aen., II, 255.
Le battute in francese significano:
«Vorrebbe
mettersi in posa per piacere, signorina?»
«Sì,
con molto piacere signore.»
Il
francese è stato supportato da internet in quanto non sono un'esperta, quindi
chiedo perdono per qualunque errore possa esserci.

Racconto molto bello, dettagliato e toccante. E' una storia che abbraccia un lasso di tempo che tu hai saputo ben dividere tra passato e presente nei momenti gusti. Hai una penna scorrevole, gradevole e precisa e hai saputo gestire la tua storia rispettandone tutte le parti: è un dono questo, è bravura.
RispondiElimina-Sparv-
Ciao!!! Questa finora è la mia preferita!!! Adoro le storie romantiche e mi è piaciuto sia come l'hai strutturata (flashback molto efficaci) che il lessico molto ricco che hai usato. Brava!!! Voto: 8
RispondiEliminaAleuname.
Una bellissima idea, ben descritta. Belli I flashback davanti alle foto della mostra e belle le descrizioni del viaggio. Voto: 7. Brava!
RispondiEliminaStoria molto bella e intrigante... è anche il mio sogno poter girare il mondo e visitare quanti più posti è possibile quindi ho apprezzato particolarmente questa os... voto 9. Complimenti.
RispondiEliminaConcordo con le altre. Storia delicata, armonica nei tempi e nei modi. Molto romantica e scritta bene! Brava. Cristina.
RispondiEliminaVOTO 7
RispondiElimina-Sparv-
Storia interessante, ben scritta e descritta.
RispondiEliminaNonostante i vari passaggi dal presente al passato non si fa fatica a seguire, non si perde il filo del discorso e della loro storia.
I miei complimenti e ti do un
7
JB
VOTO 8
RispondiEliminaDelicata e romantica, entra ed esce dal passato con semplicità, non disturbando la lettura.
RispondiEliminaBrava. Voto: 7
Nonostante i salti temporali che spesso mi incasinano nella lettura, è risultata scorrevole e molto molto carina
RispondiEliminaVoto 7
Ila Cullen
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaVoto 7
RispondiEliminaE' scritta davvero bene anche se i salti temporali a me non sono particolarmente simpatici, ma questo ovviamente è un qualcosa di molto soggettivo.
RispondiEliminaTuttavia in storie come questa ci stanno, eccome. Brava a non renderli pesanti da seguire e a mantenere comunque l'attenzione sui personaggi.
Voto 6
Molto bella davvero! Ho apprezzato soprattutto il momento in cui Bella rivive la nascita dell'amore per Edward attraverso le foto scattate in giro per il mondo. Bella l'idea, bello il tono, delicato e attento.
RispondiEliminaBravissima!
Voto 7
EliminaDelicata e meravigliosa. Ottima capacità di rendere chiaro il flusso temporale, cosa che spesso è difficile per alcune autrici, soprattutto in una OS. Mi è piaciuta molto l'idea delle foto e di questo amore nato così.
RispondiEliminaIl mio voto è 8.
Complimenti.
Racconto meraviglioso e romantico, mi piace davvero tanto!!
RispondiEliminaBravaaa :D!!
Voto 8!!
Complimenti, è una storia stupenda. Per me meriti un 10.
RispondiElimina