sabato 31 ottobre 2015

Mother Earth












"Siamo tutti farfalle. La Terra è la nostra crisalide." – LeeAnn Taylor


La Luna si ergeva fiera e luminosa nel cielo.
Scattai una foto.
Era più forte di me; amavo la fotografia, amavo fotografare fin da quando ero una bambina.
Amavo andare in giro per il mondo e scattare foto ai paesaggi; in origine era un passatempo, poi divenne una passione che speravo diventasse il mio sostentamento, il mio lavoro.

Paesaggi suggestivi come la Foresta Nera, dove mi trovavo adesso, mi hanno sempre affascinato.

Mi ricordavano molto Forks, il paese in cui ho vissuto per gran parte della mia vita.
Una piccola cittadina nello stato di Washington, avvolto dalle nubi e dal verde dei boschi.
Il paese dove mi trasferii a sette anni con i miei genitori, da Phoenix.

All’inizio fu un trauma; non volevo perdere i miei amici e ricominciare a farmene di nuovi e non volevo rinunciare al caldo afoso dell'Arizona.
Era normale che mi sentissi così, credo, ma dopo qualche mese mi abituai al clima umido di Forks.
Al mio decimo compleanno i miei genitori mi regalarono una macchina fotografica, la mia prima macchina fotografica che non fosse una di quelle usa e getta.
Un dono prezioso che custodii con tanto amore.
Quella stessa notte scattai la mia prima fotografia alla Luna.
Il cielo era coperto in parte dalle nuvole, tipico di Forks, ma l’effetto che dava era così magnifico che non resistetti.

Una piccola località come Forks non offre molto tuttavia trovai presto soggetti perfetti per i miei ritratti.
La foresta dietro casa, ad esempio.
Spesso, dopo scuola, mi inoltravo lì e scattavo.
I miei genitori non ne erano molto felici, giustamente erano preoccupati che mi potesse succedere qualcosa, ma mi lasciavano fare a patto che mi allontanassi troppo da casa.
Avevo qualcosa che mi appassionava e ne erano lieti.

Anche la spiaggia di LaPush divenne uno dei miei soggetti preferiti; ci andavo spesso, con mamma e papà.
Feci amicizia con i bambini della riserva, in particolare con Jacob. Un bambino  simpatico col sorriso sempre stampato in viso.
Jacob ed io diventammo sempre più uniti con il passare degli anni, e la nostra amicizia divenne amore.
A diciassette anni ci mettemmo insieme.
Sembrava che fossimo fatti l’uno per l'altra e dopo il diploma ci sembrò normale andare a convivere.
Scegliemmo New York.
Io volevo seguire la mia passione e mi iscrissi al corso di Arte alla NYU. Jacob si iscrisse al Politecnico.

In quei giorni pensai che le cose stavano prendendo la strada giusta... fino a quando qualche mese fa, Jacob mi lasciò.
Se ne andò dall'appartamento in cui vivevamo e tornò a LaPush.
Al principio Jake mi disse che non se la sentiva più di stare con me... in seguito scoprii che si stava frequentando con un'altra, mentre era ancora fidanzato con me.
Mi crollò il mondo addosso... Jake, il mio Jake, non mi amava più!
Poi venne la rabbia e in seguito l'imbarazzo.
Smisi di andare a LaPush, con grande disappunto di Leah e Seth - gli altri miei amici alla riserva Quileute - e dei miei genitori, che si aspettavano un matrimonio e che erano in ottimi rapporti con i genitori di lui.

Ma non potevo perdermi per colpa sua, per una storia finita male.
Ha sbagliato, ma a dir la verità ora non ci soffro più tanto.
La storia finita con Jacob mi ha fatto capire ciò che non era lui colui con cui avrei voluto passare la mia vita.
Gli volevo bene, molto, era il mio migliore amico ma l'affetto non è amore.
E soprattutto, io volevo viaggiare per il mondo e fotografare! E non stare solo tra Forks e LaPush per sempre.

Ora, ad Ottobre del 2015, sono un'aspirante fotografa professionista venticinquenne che sta scattando foto per la sua prima mostra.

E dunque eccomi qui, nella Foresta Nera in Germania.
Il posto ideale per me; alberi, fiumi e sentieri erano la mia casa.

Finito di scattare, mi incamminai per tornare in albergo... l'indomani dovevo ritornare a New York per la mostra.


*


International Center of Photography.

Nella 256 Bowery a New York, ha sede il museo della ICP.
Forse uno dei Centri più importanti per la Fotografia, qui vengono consegnati gli Infinity Awards [1].

Per me era una ghiotta occasione per farmi conoscere ed ero letteralmente su di giri. Ed in ansia.
Non facevo altro che mordicchiarmi le labbra, per l'ansia.

Ero talmente nervosa che non mi accorsi che qualcuno mi stava chiamando.
Mi girai.
Un ragazzo, più o meno della mia età, bello come il David di Michelangelo e gli occhi verdi come i prati dell'Irlanda, si presentò.

« Salve, sono Edward Cullen, tu devi essere Isabella Swan »
« Sì, sono io. Piacere. » gli strinsi la mano, con una punta di imbarazzo.
« Sono tue le foto in mostra oggi, giusto? Sono bellissime, sai? »
« Oh sì » ero intontita, qualcuno ha notato le mie fotografie e gli sono piaciute! « Sì, sono mie! »

« Bene, ho notato che hai molto talento e... volevo offrirti un lavoro »

Mi sorrise, santo cielo che sorriso!

Bella, ripigliati! E sii professionale!

Un lavoro, accidenti!

« S-sul serio? Oh cielo, io... non so che dire »
« Sul serio. Possiamo parlarne? Conosco un posto più tranquillo dove possiamo parlarne con calma »
« Ma certo »

Nel frattempo la mostra finii. Ricevetti molti complimenti ma ero proprio curiosa di sentire la proposta di Edward... emh, del Signor Cullen.

Entrammo in un bar nella vicinanze.
Ad aspettarci c'erano dei ragazzi, che ci salutarono...
Erano amici di Edward.

Edward me li presentò: si chiamavano Alice, Jasper, Emmett e Rosalie.
Alice ed Emmett erano i fratelli adottivi di Edward; Alice era una ragazza minuta con i capelli corvini e gli occhi nocciola. Aveva l'aria di essere una persona parecchio esuberante. Emmett era un omone alto due metri con i capelli scuri, gli occhi azzurri ed un sorrisone da bambino. Jasper e Rosalie erano cugini ed erano fidanzati con Alice ed Emmett, rispettivamente.
Entrambi biondi e con gli occhi blu, Jasper era alto quasi quanto Emmett ed aveva un sorriso rassicurante, Rosalie era una bellezza statuaria che faceva impallidire qualsiasi modella di intimo.

Dopo le dovute presentazioni, mi spiegarono cosa volevano da me.
Mi dissero che facevano parte di un'associazione ambientalista e che volevano ingaggiarmi per scattare delle foto.
Ero incredula. Non me lo aspettavo, a dir la verità.
Ma subito capii che si trattava di una cosa seria e mi sentii onorata di essere stata scelta.
Tuttavia, io non ero una fotografa di professione.

Lo dissi, ma subito mi rassicurarono... secondo loro io ero la persona ideale.

Dopo che mi tranquillizai, Edward prese la parola.

« Bene » disse Edward « veniamo al sodo... hai presente il disastro ambientale della piattaforma petrolifera della BP [2]? Ebbene, noi ci siamo presi a cuore questo caso e vogliamo farci un articolo. Ecco perché abbiamo bisogno delle tue foto. Ho visto attentamente le foto alla mostra, ho percepito quanto ami la natura, come noi, e secondo me tu hai quella sensibilità che colpisce l'anima e che in pochi hanno. »

Valutai per un attimo, sì avrei potuto farcela... ce l'avrei fatta.

« D'accordo ragazzi, sono con voi! »


Stare con questi ragazzi era rassicurante.
Li conoscevo da poco, è vero, ma avevano qualcosa che me li faceva sentire vicini.
Si dedicavano alla causa ambientalista con tutto quel'ardore che dedicavo io alla fotografia.
Capii anche che non era uno di quei gruppi che facevano casino e basta... loro avevano a cuore la natura, si informavano e facevano degli articoli per far sapere al mondo la condizione del pianeta in cui viviamo.


*


Quando pensavo ad una fuoriuscita di petrolio da una piattaforma o da una petroliera, mi scorrevano nella mente le immagini che vidi sui giornali e servizi alla televisione... ma nessuna immagine era abbastanza eloquente per definire lo scempio che è stato fatto.

Arrivammo nel Golfo del Messico e nulla avrebbe potuto prepararmi a ciò che vidi.
Definirlo "disastro" era un eufemismo.
Tutta l'acqua intorno alla baia era nera, coperta da quella sostanza vischiosa ed inconfondibile.
Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma aveva ricoperto tutta la flora e la fauna.
Si vedevano animali sofferenti... e mi veniva da piangere.

Era difficile pensare che siano stati degli esseri umani a compiere una catastrofe simile.

Eppure, conoscendo la storia umana, non avrei dovuto stupirmi giusto?

Noi umani siamo creature stupide e incostanti, con la memoria corta e un grandissimo talento per l’autodistruzione. [3]

Edward mi guardò, e quasi come se mi potesse leggere nel pensiero disse « È orribile vero? Lo so, è terribile, noi umani ci ritieniamo superiori eppure non abbiamo il minimo rispetto per la vita. Spendiamo miliardi per cercare l'acqua e la vita su altri pianeti ma non facciamo niente per evitare la fame nel mondo o proteggere la Terra. Stiamo privando il pianeta che ci ha dato la vita di tutto ciò che ha. »

Osservai attentamente il ragazzo al mio fianco
Rimasi affascinata dalle sue parole... la pensavamo allo stesso modo, sentivo che in un certo senso, eravamo molto simili.
Ma Edward era una di quelle persone che si trovano raramente, anime nobili che vorrebbero un mondo più giusto e che lottano per la salvezza non solo del pianeta ma di tutti.

Era un vero peccato che molti non comprendevano questa dedizione.
È un vero peccato che ancora adesso alcuni non capiscano l'importanza di questa lotta contro l'inquinamento, l'estinzione degli animali e la distruzione degli ecosistemi.

Potremmo anche cercare le risorse su altri pianeti, ma se non comprendiamo che ciò che noi esseri umani stiamo facendo al pianeta che ci ha dato la vita e non rimediamo, cosa potremmo dare ai nostri figli?

Questo pianeta ci ha dato tutto, è arrivato il tempo di ricompensarla e di ringraziarla per il dono che ci fa ogni giorno: la Vita.


"Questo noi sappiamo: la Terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla Terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso." – Capo Seattle



Note:

[1] L'International Center of Photography esiste veramente. È un museo della fotografia, scuola e centro di ricerca che si trova a Manhattan a New York. Il centro è stato fondato nel 1974 da Cornell Capa con l'aiuto di Micha Bar-Am, nella storica casa di Willard Straight sulla Fifth Avenue. È la sede in cui vengono consegnati gli Infinity Awards.
(fonte Wikipedia)
(Sito web ufficiale http://www.icp.org/)

[2] Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum (BP), è stato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. È il disastro ambientale più grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989. Pertanto, spesso ci si riferisce a questo disastro con l'espressione "Marea nera". Una verifica biologica, compiuta dal dipartimento di biologia marina dell'Università del South Florida a due anni dal disastro, mostra chiari segni di malattie della fauna marina legate all'ingestione di petrolio.
(fonte Wikipedia)

[3] Suzanne Collins, Il Canto della Rivolta. Pag. 386. È la frase che Plutarch dice a Katniss quasi alla fine del romanzo. È una frase che mi ha colpito parecchio e mi da sempre da pensare.

17 commenti:

  1. Bella idea. Storia dai contenuti attuali e in linea con il tema in modo originale. Unica pecca, mi sembra troncata all'improvviso. ma nell'insieme mi è piaciuta. Cristina

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  2. Mi è piaciuto molto come hai approfondito "l'attimo" in cui Bella pensa ad Edward non solo come al suo bellissimo datore di lavoro ma anche come a qualcosa di più (si legge proprio come lei lo guardi con occhi diversi), inoltre hai documentato molto bene il tuo racconto. Di questa voglio il sequel. Voto: 6.
    Aleuname.

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  3. E' una bella storia e l'hai scritta in maniera delicata e scorrevole, Però non riesco a capire molto bene come tutta la retro-storia che fa parte della prima metà del tuo racconto si intersechi con la seconda parte, pensavo che la faccenda di Jacob in qualche modo influenzasse la seconda parte della storia, ma in realtà poi spieghi della mostra e del contatto con Edward e gli altri, e poi tronchi! Perchè? E' vero che è una o/s e quando centri il tema, la terra in questo caso, hai adempiuto al compito e ci sta, ma le premesse di questa storia erano di più ampio respiro e chiamavano una seconda parte più corposa. Mi sei piaciuta molto ed è forse la tua storia che mi è piaciuta di più: io mi appassiono molto quando vi vedo crescere e tu sei cresciuta tanto! Ecco perchè ti parlo core a core <3
    Complimenti per il tema (bellissimo, mi tocca tanto) e per l'evoluzione!
    -Sparv-

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  4. Anche a me sembra incompleta, troncata sul più bello. Fin qui mi è piaciuta, niente da dire, ma manca il... "succo" del discorso, manca la fine... Non so se per te è finita così, in caso contrario, aspetto il seguito :)

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  5. Intanto, complimenti per la tua interpretazione del tema "Terra". La tua argomentazione ecologista è sentita e appassionata e mi piace l'idea di Bella fotografa che di questa Terra coglie gli aspetti più belli ma anche quelli drammatici. C'era forse spazio per caratterizzare meglio I personaggi, spiegare di più come la storia finita con Jacob abbia influenzato le scelte di Bella, chiudere un po' il finale, ma si capisce che ti stava più a cuore il tema di fondo.

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  6. Ciao, interessante come shot specialmente per l'argomento ambientalista, per le foto. Complimenti.Forse immagino chi è l'autrice...

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  7. Storia molto carina e incentrata su un problema che affligge il nostro tempo. Come hanno detto le altre si tronca all'improvviso e mi dà l'impressione che sia spaccata in due: una prima parte dove narri in maniera esaustiva gli eventi... e una seconda parte, dall'incontro con Edward, in cui affretti una fine senza dargli un vero e proprio corpo.
    Il mio voto per te è 5

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  8. Questa storia non mi è piaciuta granché.. mi aspettavo fosse sviluppata meglio.. in particolare mi aspettavo una migliore caratterizzazione dei personaggi anche se mi piace come hai reso Bella inizialmente! Il mio voto è 4

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  9. Mhmm... c'è una differenza quasi una rottura tra la prima e la seconda parte della storia.
    Nella prima parte sei così specifica nel raccontare la vita e l'emozioni di Isabella mentre nella seconda parte tutto questo sparisce e si parla solo del problema ecologico (tema importante e anche azzeccato per il contest e ho amato tutte le citazioni fatte)
    Sembrano due storie diverse quasi, la conoscenza di Edward, a parte l'aspetto ecologico, si intuisce solo... il che ci potrebbe anche stare ma uno non se lo aspetta proprio vista la profondità della prima parte. Sembra che manchi un pezzo.
    Come detto, complimenti per le citazioni e per aver scelto un tema così scottante e attuale.
    Grazie

    VOTO 6

    JB

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  10. La storia ha trattato il tema del contest ma in questo caso leggendola non mi è arrivato niente..
    Spero che tu non la prenda male ma eri partita bena però,credo,ad un certo punto ti sei persa..
    Forse è una mia impressione
    VOTO 5

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  11. L'idea è bella ma forse dovevi approfondirla un po' di più, come anche la caratterizzazione dei personaggi . Non mi ha convinta molto
    Voto 5
    Ila Cullen

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  12. Storia ecologica ed impegnata nella salvaguardia del pianeta. Encomiabile il desiderio di affrontare un tema serio e così importante come il rispetto per l'ambiente in cui viviamo; poco riuscito a mio avviso il collegamento tra la storia personale di Bella, la storia d'amore che il lettore si aspetta e il finale. Il rapporto con la fotografia come mezzo per esprimere se stessa, il desiderio di affermarsi nel mondo dell'arte e delle riviste specializzate è accennato ma non sviluppato, e la storia con Jacob appare pretestuosa (forse serviva a dare spessore psicologico al personaggio femminile con il dolore che il tradimento, la separazione e l'abbandono forniscono?). Con la comparsa di Edward ci si aspetta la svolta narrativa e invece tutto si risolve nello sguardo desolato che scorre sulle acque catramose e mortifere. Non so: è come se mi avessi sventolato davanti al naso dei succulenti pasticcini e poi li avessi fatti sparire dopo avermeli fatti annusare.

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  13. Anche io l'ho trovata una storia tronca, scritta in due parti che non si intersecano molto tra loro. E un po' troppo frettolosa nel finale. Ma grande tema e ben documentata, oltre che ben scritta!
    Brava!

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  14. Un po' delusa da questa storia... Come è stato detto mi sembra affrettata per dare un finale. Ricca di dettagli, ma forse avrei preferito di più un'attenzione particolare a tutto l'insieme e non al particolare.
    Grazie per aver partecipato.
    Voto 5.

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