sabato 31 ottobre 2015

Semplicemente un uomo








Edward si affacciò alla grande vetrata della sua cabina che spaziava nel cosmo.
Si sentiva male.
Si sentiva sbagliato.
Si sentiva in colpa.
Quando, alcuni mesi prima, aveva lasciato il proprio pianeta per ordine del suo re con il compito di esplorare lo spazio, scoprire forme di vita su altri pianeti e, in caso di civiltà evolute, studiarne i comportamenti, non avrebbe mai immaginato. Ora quella parentesi doveva essere chiusa per sempre. Lui doveva tornare ad essere un viaggiatore dell’universo e Isabella una semplice donna terrestre. Dovevano, anzi… doveva continuare come se quell’ora appena passata appartenesse ad un’altra dimensione, a una vita parallela e diversa da quella reale.
Si rammaricò, perché le avrebbe dato un dolore. Ma soprattutto era ben conscio di aver dato ragione al suo re, che lo aveva messo in guardia sulle donne del pianeta Terra, l’unico di cui conoscevano lo sviluppo dei suoi abitanti, dato che più volte lo avevano visitato. E già lo immaginava ridere di lui, quando avesse saputo. Ma se pensava che sarebbe bastata quella debolezza umana a piegarlo, il re di Mirfak, nella costellazione di Perseo, si sbagliava di grosso. Lui sapeva come lasciarsi tutto dietro, come tornare quello di prima, quello di sempre.
Gli dispiaceva solo per la terrestre.
Lei era una vittima innocente. Una vittima della situazione e di lui stesso.
Quando l’aveva adagiata delicatamente sul letto, guardata in quegli occhi limpidi e sinceri cancellandole dalla mente ogni ricordo di lui… di loro, aveva sentito un po’ se stesso morire. Non era riuscito a guardare dentro di lei, preferendo non sapere cosa avrebbe detto o pensato.
Con gli occhi puntati sul bel pianeta azzurro chiamato Terra, che si faceva sempre più piccolo mentre l’astronave si allontanava, si lasciò prendere dai pensieri, dalle sensazioni, precipitando nuovamente nell’abisso di piacere in cui la piccola donna lo aveva imprigionato, forse per sempre.
Isabella si era gettata contro di lui non appena aveva bussato alla sua porta per dirle addio. Si era accoccolata sotto il suo cappotto abbracciandolo al collo.
Era rimasto senza fiato, non aspettandosi una reazione simile. O forse sì? Oppure l’aveva non solo aspettata ma anche desiderata? L’aveva guardata per un attimo, quel tempo necessario ad accorgersi di avere il suo viso vicinissimo al proprio. L’aveva vista chiudere gli occhi, sentita stringere di più le braccia attorno a lui e poi la bocca sulla propria.
Allora aveva chiuso gli occhi anch’egli, lasciando scivolare la mano lungo la coscia lasciata nuda dal calzoncino corto.
La bocca di Isabella era calda e umida, e la sua lingua cercava disperatamente di farsi strada dentro la sua.
Aveva quindi schiuso le labbra per baciarla con impeto, assaporando la sua bocca, sentendo la sua lingua sulla propria e aveva continuato a farlo con foga, quasi dolorosamente.
Da quanto tempo non lo faceva? Da quanto tempo non toccava una femmina?
La sua mente era annebbiata, persa nel piacere che quel bacio stava infondendo al suo corpo, come risvegliandolo da un letargo che non si meritava.
Era un maschio giovane, forte, che aveva fin troppo mortificato il suo corpo vivendo come se fosse solo, come se le femmine non esistessero, come se dopo il suo amore perduto pochi anni prima, non meritasse più nulla, come se i suoi sensi di maschio dovessero annegare e placarsi senza più risvegliare in lui il desiderio per l’altro sesso.
Ma lei, una terrestre, indubbiamente una femmina, anzi… donna come le chiamavano sulla Terra, aveva smosso tutto quanto. Il maschio che c’era in lui, la sua parte irrazionale, la sua parte così terribilmente simile a quella terrestre che aveva cercato di nascondere, di placare, vivendo su un’astronave, si stava prepotentemente risvegliando. Il suo essere leale, integro, corretto, poteva scontrarsi con l’uomo che fremeva di desiderio per lei, per quel corpo di femmina che sentiva contro il proprio? Il corpo di quella donna che non amava, ma che bramava di sentire sotto di sé?
Si era sciolto dal suo abbraccio voltandosi per chiudere la porta dall’interno. Si era tolto il cappotto e la camicia nera gettandoli da qualche parte.
Lei lo aveva guardato con quegli occhi sgranati che gli avevano accarezzato la pelle nuda. Una sensazione strana e bella, quella che aveva provato. Una sensazione che non sentiva da tempo: gli occhi di una femmina sulla pelle.
Non si sarebbe spogliato del tutto però, perché si sarebbe sentito troppo vulnerabile.
Si era seduto sul tappeto del salone della casa di Isabella e lei lo aveva abbracciato inginocchiandosi davanti a lui. Il suo profumo e la pelle bianca lo avevano investito e aveva ricominciato a baciarla, mentre le dita di lei gli accarezzavano le braccia e le spalle. Lentamente, sensualmente, con amore.
Con decisione, Isabella era salita cavalcioni su di lui circondandogli il bacino con le gambe. Così Edward l’aveva sospinta per costringerla a sdraiarsi sotto di sé. Aveva sentito le sue braccia circondarlo, le mani toccargli la schiena nuda, le cosce stringersi intorno a lui.
Si era perso nel suo bacio, nella sua bocca mentre lei gli si avvinghiava contro. Si era sentito bruciare dove lei lo aveva toccato, con i seni schiacciati contro il petto.
E il desiderio era esploso.
Si era slacciato i pantaloni, sollevandosi leggermente. Poi era entrato in lei dolcemente, contenendo il proprio impeto, sentendola darsi a lui completamente.
E quella sensazione che aveva quasi dimenticato, di appagamento, di dolcezza, di essere vivo, prepotentemente vivo, gli riempì il corpo e la mente.
Isabella era una terrestre, lo sapeva bene, ma era così bella, così dolce, così profumata. Gli piaceva. Gli piaceva da morire, da quando l’aveva vista.
Lo amava?
Forse sì, perché lei non era come le altre abitanti della Terra. Il suo sguardo era limpido e gli aveva permesso di dimenticare il fatto che fosse su quel pianeta, così lontano dal suo, solo di passaggio. Era riuscito a nascondere le sue intenzioni nel profondo dell’anima perché voleva essere semplicemente un maschio che godeva dell’amore di una femmina terrestre.
Aveva abbassato il viso, posando una guancia sui suoi seni. La loro morbidezza lo aveva stupito. Era una sensazione che non ricordava più.
Aveva sentito la propria mano tremare leggermente mentre le accarezzava quella pelle candida e liscia, sentendo il capezzolo nel palmo aperto. Era sceso a prenderlo tra le labbra, quasi imbarazzato.
Isabella aveva ansimato cominciando a muovere il bacino molto più velocemente contro il proprio. L’aveva baciata, accarezzata, e lei aveva fatto lo stesso, gridando il suo nome.
Era crollato fremente su di lei, travolto da un piacere così intenso da far tremare tutto il corpo. E improvvisamente si era sentito vivo, di nuovo un maschio in carne e ossa, un uomo come gli abitanti di quel pianeta.
Si era sentito felice.
Chiuse gli occhi e serrò la mascella, scostandosi dalla vetrata per non vedere il pianeta azzurro galleggiare nell’inchiostro nero del cosmo, sempre più piccolo, sempre più distante.
Si versò del vino e bevve svuotando il bicchiere. Poi andò a sdraiarsi sul suo letto mettendo le braccia piegate dietro la testa.
Forse avrebbe dovuto bere tutta la bottiglia, per stordirsi, per non pensare.
Edward restò immobile e si lasciò cullare dal ronzio diffuso del motore della sua astronave che lo stava portando fuori dal Sistema Solare.
Lontano dal pianeta chiamato Terra.
Lontano da Isabella.

Ronzio che assopiva il suo desiderio di essere ancora, e solo, un uomo.

24 commenti:

  1. Questa l'ho adorata!!! Mi è piaciuta tantissimo l'introspezione di Edward, la sua malinconia e il suo mistero. Inoltre ho apprezzato molto l'umanità di questo alieno, il suo essere così simile ai terrestri.
    Bravissima!!!
    Aleuname.

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  2. Eh! Questa era difficle da buttar giù in poche righe, come idea. Sei stata in gamba perchè hai scritto tutto quello che c'era da scrivere e ci hai saputo fare. Il rapporto sessuale che hai descritto è molto bello, molto, perchè non hai descritto un accoppiamento o particolari sexy, ma hai preferito, giustamente, descrivere particolari che hanno lasciato il segno di una sensazione potente: mi è rimasta impressa l'immagine di lui con la guancia sul seno di lei. è una cosa potentissima, è come se fosse stato un contatto al di là del rapporto sessuale.
    E' una storia breve ma intensa, dove hai scelto di parlare di esseri avulsi da qualsiasi schematizzazione: lui è un extraterrestre, lei è una terrestre; lui è un maschio, lei una femmina; c'è stato un contatto estremo senza sentimenti. Forse...
    Mi è piaciuta molto!
    -Sparv-

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  3. Ohhh, che meraviglia! Scritta benissimo, struggente e malinconica. Hai saputo rendere dolce questo personaggio che, in fondo, è l'ennesimo "maschio", di qualsiasi specie egli fosse, che si è preso il calore che gli veniva offerto senza condizioni e poi se ne è andato. Una storia di abbandono, tutta dal punto di vista di lui, appena mitigata dal fatto che lui ha cancellato la memoria di Isabella, privandola del dolore ma anche della dolcezza del ricordo, e tenendosi entrambe le cose invece per sé.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Ops mi si è cancellato il voto, lo rifaccio: 8

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  6. Complimenti per la fantasia e per la grazia con cui l'hai messa su "carta". Questo è uno schizzo, un disegno delicato che contiene molti elementi. Il desiderio, il senso di colpa, l'aspetto razionale potente e quello istintivo altrettanto forte. Brava. Mi sei piaciuta. Cristina

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  7. La storia è carina ma non mi ha preso molto x questo il mio voto è 5 e mezzo

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Mi piace molto.
    Mi è piaciuta dall'inizio alla fine.
    Fine forse sofferente ma giustissima.
    In poche righe hai raccontato tutto e mi è piaciuto molto il loro rapporto sessuale, senza specificare ma che ha il suo effetto.
    Bella fantasia, complimenti e il mio voto è

    8

    JB

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  10. Mi sembrava di aver commentato questa shot, ma ahimè me ne sono dimenticata. Questa storia la trovo malinconica, ricca di rimpianto, breve ma mi è piaciuta tantissimo. Trovo bellissima la riflessione di Edward, l'alieno sulla terra. Voto: 6/7

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. Quanta tristezza traspare da questo racconto! Si legge distintamente la malinconia dell'Edward dello spazio... non è un uomo terrestre e lo struggimento del dover lasciare colei che lo ha riportato a provare qualcosa dopo il suo amore perduto, traspare nettamente. Racconti della loro ultima volta insieme ed è di una dolcezza assoluta. Sembra che Isabella se ne renda inconsciamente conto e lo saluti col suo corpo. Mi piacerebbe leggere della loro prima volta... e non te lo dico tanto per! Sei stata molto brava con un tema ostico come quello della Terra... pensaci a un eventuale long version... sarebbe una storia fantastica!!
    Voto: 9

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  13. Storia molto struggente e malinconica, non è il mio genere, ma essendo scritta molto bene si merita un 6
    Ila Cullen

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  14. Voto 6
    Complimenti per l'idea originale. Però non mi ha preso, non riesco a spiegarti il perchè, credo sia una cosa "a pelle", una storia che non mi è entrata dentro...

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  15. Devo ammettere che non vengo "presa" facilmente dalle storie di altri pianeti o comunque dello spazio, ma questa è scritta davvero bene e traspare un'eleganza che a tratti commuove.
    L'abbandono di qualcosa che non potrà mai essere è dolorosamente accettabile.
    Mi piace, brava.
    Voto 7

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  16. Perfetta nella sua brevità. Quello che ci viene svelato dai pensieri del protagonista, infatti, ci costringe a integrare, a immaginare una storia molto complessa. Il protagonista ha perso la sua compagna, la femmina che amava, e per fuggire al proprio dolore si è imbarcato su un'astronave stellare per un viaggio solitario. Vuole punirsi, non può accettare la compagnia dei suoi simili: da una parte la loro normalità gli risulterebbe intollerabile, dall'altra se dovesse superare il trauma si sentirebbe in colpa verso chi non c'è più. Il suo re ha cercato di fargli capire che la solitudine non è il destino naturale di un essere vivente, ma lui non gli ha creduto, nella sua titanica ed eroica volontà di rimanere fedele alla memoria della felicità passata. Approdato sulla terra, trova una creatura che lo accoglie senza diffidenza, donandosi completamente e facendolo sentire desiderato e amato. Il nostro argonauta si abbandona al calore fisico e sentimentale, ma mente a se stesso, fingendo che quel calore non gli sia indispensabile, che quella donna sia per lui solo un corpo che sazia certi appetiti basilari, e non una creatura gentile, attenta, sensibile che ha saputo ricordargli che cosa si provi ad essere veramente vivi. La sua partenza suscita una profonda malinconia: lui così coraggioso non ha saputo fronteggiare le proprie paure, ha preferito la sterile fedeltà a un ricordo piuttosto che mettersi nuovamente in gioco in un rapporto paritario.
    Dietro a questo Edward ci sono molti eroi: Teseo, Enea, Pinkerton... Tutti uomini che non hanno saputo capire che la loro apparente debolezza, se si fossero arresi all'amore, ne avrebbe fatto persone complete.

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  17. Wow!!! Questa storia sembra il seguito del mio Mas-En!!!!
    Che bell'idea! Ha un epilogo triste che io non sarei mai stata capace di dare, perchè anche quando parto convinta mi areno sulla mia necessità di dare un lieto fine ai personaggi. Però è davvero bella, introspettiva, dolce, emotivamente coinvolgente! Sei stata molto brava!!!

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  18. Storia insolita, senza dialoghi, un'introspezione resa meravigliosamente. Malinconia, tristezza, dolore, un mix di sensazioni che entrano a far parte anche del lettore. Complimenti, il mio voto è 9.

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  19. Che bello, qui abbiamo un Edward alieno *_*!!
    Sì, adoro questo tipo di storie :) e mi è piaciuto come hai scritto e come hai descritto i sentimenti di Edward.
    E' breve, è vero, ma c'è tutta la tristezza e la malinconia di questo extraterrestre... che vuole solo essere amato.
    Mi è dispiaciuto che alla fine Ed abbia cancellato la memoria a Bella... in ogni caso sei stata bravissima!!

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