Isabella camminava lentamente, assaporando l’aroma
dolciastro dell’aria. Il sole le riscaldava la pelle nivea e il vento le
scompigliava i capelli. Era da tempo, troppo tempo che non si sentiva così: a
casa. Era una sensazione starna, che si estendeva dalla bocca dello stomaco al
cuore. Era come se il sole, Isabella lo avesse dentro di sé, dopo secoli di notti
polari. E pensare che lei a Napa, non voleva nemmeno metterci piede... “ amore,
vieni. La cena è pronta”, la voce melodiosa e suadente di suo marito le arrivò
come miele che passava dall’orecchio al cuore, e sentì che un’altra cicatrice
era sparita. Edward era la sua cura, lui si prendeva cura di lei, in un modo
che nessuno era mai riuscito a fare: con la dolcezza innata del suo cuore e la
fermezza della sua anima, era riuscito a farla cadere nelle briglie di Afrodite,
e lei più felice di così non lo era mai stata.
Se solo avesse saputo…
Si erano incontrati solo sei mesi prima, quando il padre
di Isabella, aveva deciso di tornare in patria: la sua malattia si stava
aggravando, e si sa, i medici statunitensi conoscono le tecniche più avanzate.
Eppure, nonostante l’amore per suo padre, lei voleva rimanere a casa, nella sua
bella Toscana, tra la sua uva e il suo buon vino… e poi, lei li odiava gli
americani. Eppure lui le era piaciuto sin da subito: la sua simpatia,
l’allegria, il suo sarcasmo! E naturalmente i suoi occhi smeraldo e la sua
calda voce sensuale. Aveva saputo subito come prenderla, lui. Aveva capito che
doveva corteggiarla con i libri, il vino e la cioccolata, e lei aveva ceduto.
Aveva, nonostante il passato, affidato il suo cuore a lui, sperando ne avesse
cura, perché di lui, del suo cuore, era rimasto ben poco, uno straccio mal
ridotto, pieno di cuciture e strappi profondi. E lui, il suo cuore, lo aveva
preso tra le mani e se lo era messo nel petto, al sicuro dalle intemperie, al
caldo, e lo aveva nutrito con amore, vino e cioccolata e coi versi di Blake.
Se solo avesse saputo…
Il tavolo di legno massiccio profumava degli odori
italiani. Il ventilatore a soffitto mandava folate dolci col profumo del
liquido dei mosti migliori. “Eccoti, amore”, disse col sorriso di miele:
un’altra cicatrice bruciata dall’amore. Al tavolo c’erano otto sedute, ma solo
due erano occupate… sentiva ancora la stretta fredda e debole del suo amato
padre, “non lasciarmi, papà” ti prego”. I singhiozzi, quella notte e nei giorni
a venire, dovettero farsi strada tra le lacrime possenti e tra le migliaia di
strappi del suo, già fragile, cuore. Il pensiero, quella sera come tutte le
altre, le trafisse la mente. E il dolore compariva ogni qual volta le lame dei
ricordi si scagliavano nel petto e nello stomaco.
Una calda carezza, le scaldò le guance arrossate. Un
sorriso naque spontaneo verso la sua ancora. La chiamava Fenice, la sua
Isabella. Dal primo sguardo rubato, aveva capito l’importanza che avrebbe
avuto: solo degli occhi così avevano potuto fargli cambiare idea sul celibato.
Emanava un profumo dolcissimo, la sua pelle, e il suo sorriso era così dolce ma
talmente triste, che gli si strinse il petto. Portava Blake tra le mani, e
Leopardi abbracciato sul petto.
“Bella”, disse chiamandola con il nomignolo che lui aveva
inventato “ domani devo correre in città, vieni con me?”
Se solo avesse saputo, non avrebbe rifiutato…
Quella notte, però fu magica. I loro corpi sapevano. Lei
aveva fatto una battuta suadente e lui l’aveva minacciata bonariamente: “ te ne
pentirai, signora Cullen”. Si erano rincorsi come bambini tra i divani del
salotto e i corridoi delle stanze. Erano finiti a letto con la semplicità con
cui la pioggia bagna ciò che il sole ha scaldato. Il sesso tra loro non era
stato mai un problema... Aspettarono fino al matrimonio, non che questo fosse
avvenuto dopo lungo tempo: quando Amore chiama, tre mesi sono più che
sufficenti. La loro prima notte come marito e moglie fu magica: erano su uno
dei prati delle proprietà di edward, le lanterne illuminavano il tepore che le
stelle sole nel cielo avevano creato. Aveva dimenticato il padre assente, nel
momento in cui lui la guardò come attraverso l’abito e si mordicchiò il labbro
inferiore. Lui, dimenticò il suo nome, quando lei attraversò il sentiero di
lanterne con solo indosso una camiciole nivea in tono alla sua pelle e
null’altro che la pelle. Fecero l’amore come lo si vede nei film, con le mani
strette le une nelle altre e i baci lenti e sensuali. Si rincorsero e si acchiapparono
più volte quella notte, e se le stelle avessero potuto parlare, avrebbero detto
che non ci fosse stata magia più bella di quella che quei due maghi dell’amore
stavano creando.
“no, non così piccola, mi uccidi”, la voce affannata si
spezzò quando lei gli mordicchio con la punta dei denti il lobo dell’orecchio.
“oh! Non vorrai morire proprio adesso?” e sorridendo diabolicamente portò le
dita sottili e naturalmente fredde, al punto più caldo del suo dolcissimo
amante. Vissero quella notte come fosse l’ultima e se le stelle avessero potuto
commentare ciò che videro dalla grande fnestra bianca, avrebbero detto che non
ci fosse stato addio più triste, dolce e passionale di quello che i due amanti
ignoravano.
La notizia arrivò come un boia sul collo niveo di Elisabetta.
Netta e dolorosa. Il telefono aveva squillato a lungo, Isabella aveva le mani
nella terra, curava il basilico. Era felice come mai prima d’allora, forse solo
la prima volta in cui edward l’aveva baciata per la prima volta, mentre lei
metteva il basilico nel sugo rosso. Il test era risultato positivo, e lei non
vedeva l’ora di dirlo al futuro papà.
“ signora, suo marito ha avuto un incidente. È grave”. E
il mondo le crollò addosso. Era come se si trovasse sotto terra. Sotto milioni
di strati di terra. In una scatola di legno priva d’aria e con la terra che
filtrava dai buchi sul suo perimetro. E come se quella terra filtrata, fosse
piena di alcol che le incendiò il cuore, la mente e l’anima fatti di
combustibile fossile.
Un bus aveva perso il controllo, era pieno di bambini che
tornavano da scuola. Lo aveva schivato, il bus aveva ripreso il controllo sotto
lo sguardo atterito dei bimbi e lui aveva perso di vista la strada. Ma la srada
non perse di vista lui. L’auto finì per sbattere sul muretto ai margini della
strada, si capovolse facendo due giri completi da 360°, e cadde giù nel
burrone. Le ultime cose che percepì, mentre il ricordo della sua bella moglie
si faceva insistente nella mente, fu la terra che gli ostruì la gola e il suo
sangue che bagnava le ciglia, le orecchie e la gola.
La pancia era ormai sparita, e per la prima volta,
Isabella, portava Ej a trovare suo padre. Il bimbo aveva gli occhi verdi del
suo amato e i suoi capelli cioccolato. “mammina, avevi detto che il papà era
qui, ma qui ci sono solo grandi pietre con dei segni. Non lo vedo il mio papà.
Mamma, mamma dov’è il mio papà?”, disse Ej lamentandosi con gli occhi lucidi.
Isabella si sentì inghiottire dalla stessa terra che abbracciava il suo
salvatore. Spiegò a suo figlio che il suo papà si trovava al di sotto di quella
lastra di pietra, e che gli strani simboli erano i loro nomi che, per l’ultima
volta per lei e per la prima volta per il bimbo, gli regalavano l’ultimo
saluto. Era stato difficile superare quei mesi, era sola, senza una famiglia e
con una pancia che cresceva. Aveva vissuto la sua condizione come fosse
l’ultimo pezzo che il suo amore le avesse lasciato, e quando lo vide per la
prima volta, con il pollice minuscolo tra le labbra sottilo e gli occhi
arricciati, capì che lo straccio striminzito e strappato che aveva al posto del
cuore, era diventato una stupenda sciarpa di seta bianca.
Vedendo le lacrime affacciarsi sul viso tondo della madre,
Ej le strinse la mano e le disse che lui non sarebbe mai andato via, non l’avrebbe
mai lasciata sola e che l’avrebbe tenuta per mano fino a quando i suoi capelli
non fossero diventati grigi come quelli dei nonnini al parco: Isabella risalì
la terra.

Storia carina, un po' troppe ripetizioni, soprattutto all'inizio, di "lui" e "Lei". Separare i periodi di tempo con un'interlinea vuota o qualche asterisco avrebbe, a mio avviso, reso più agevole la comprensione dello scorrere del tempo, e una rilettura avrebbe eliminato qualche refuso. Anche la parte dell'incidente è poco chiara. Peccato, perché la trama è interessante e mi è piaciuta.
RispondiEliminaStoria tragica, raccontata in modo quasi lirico a tratteggiare una vita segnata dal dramma.
RispondiEliminaHai scelto di mettere in una storia breve due tragedie molto forti, la perdita di un padre che sembra aver messo totalmente fuori combattimento la protagonista e la successiva perdita del suo 'salvatore' che finirà per ammazzare qualsiasi stimolo vitale in lei, da quello che descrivi. Ma c'è il piccolo che la terrà ancorata alla vita, un bambino che si aspetta di trovare il padre vivo al cimitero, ma che capisce subito la situazione e rassicura la madre.
Ti dico la verità, non è facilissima da leggere, ma mi viene il dubbio che non sia un fatto di rilettura mancata, piuttosto sembra proprio come se tu avessi avuto in mente immagini ed emozioni che per te erano chiari ma lo sono meno per chi ti legge. Non credo che sia nemmeno un fatto di preferenza tra poesia e prosa, o racconto, perchè in entrambi i casi c'è il bisogno basilare di farsi comprendere da chi legge, o emozionalmente oppure più chiaramente. Ti scrivo tutto questo, scegliendo di dirtelo invece che di darti un commento superficiale, come sarebbe più semplice, perchè vedo che hai voglia di trovare un modo di espressione tuo, assolutamente personale, e questa cosa è molto bella e non deve assolutamente essere messa da parte, anzi direi proprio il contrario: insisti a scrivere, rileggiti tanto e fatti leggere da qualcun altro al di fuori del tuo modo di pensare e di scrivere, perchè le tue scelte espressive sono difficilissime da attuare in pratica. Non ti arrendere, perchè è chiaro che hai voglia di esprimerti con personalità, ma fai attenzione alle ripetizioni e ai tempi verbali nelle frasi complesse, parti da frasi più semplici, visualizza una sequenzialità di immagini nella tua mente e usale in maniera distinta, crea un legame tra la tua mente e quella di chi ti legge e vedrai che sarai una bomba!
-Sparv-
Storia molto poetica, dolcissima, struggente. E' un susseguirsi di immagini e di emozioni che respira come una marea, a volte va indietro e avanti nel tempo, non seguendo un ordine cronologico ma "emotivo". Io l'ho trovata bellissima.
RispondiEliminaVoto 8, brava!
RispondiEliminaDi questa storia mi è piaciuta tantissimo l'atmosfera, sembrava di essere nella mente di Bella. Il "flusso di coscienza" pieno di flashback e ritorni al presente ha dato a questa ff un sapore particolare, brava!!! Voto: 6.
RispondiEliminaAleuname.
Dunque, che dire... Concordo con chi ha scritto che questa storia sembra più un flusso costante di pensieri, ricordi e sensazioni, che un racconto. Non trovo però molta poesia, devo ammetterlo. Mi sembra più un insieme di contenuti dolorosi, senza un nesso o una "giustificazione" narrativa. So che la malattia e gli incidenti capitano senza una ragione. ma la mia domanda é ... perché fare una storia così, senza una cornice? Perchè stare così in superficie? Detto questo non posso che incoraggiarti anche io a scrivere ancora. Perchè malgrado tutto si vede la passione e la voglia che ti animano e questo è più importante di un singolo parere personale. Magari puoi farti leggere da qualcuno prima, che può scovare errorini o farti riflettere sui nessi che dovrebbero unire le parti di un racconto. Brava comunque e in bocca al lupo!!! Cristina,
RispondiEliminaLa storia è tanto bella quanto triste... in ogni caso l'ho apprezzata davvero... molto commovente ls scena del piccolo che promette alla mamma che non la lascerà mai. Voto: 7 e mezzo
RispondiEliminaE continuiamo con le tragedie.... vabbè...
RispondiEliminaSono un po' perplessa ma in definitiva mi è piaciuta.
Stranamente non mi è pesato leggere esclusivamente pensieri, non mi è mancato il dialogo.
Quindi ti ringrazio e ti do un
6
JB
VOTO 6
RispondiElimina-Sparv-
Storia molto drammatica che,forse,sarebbe venuta fuori un pò meglio se fossi riuscita,a mio parere,a chiarire ancora quello che avevi in mente...
RispondiEliminaComunque brava lo stesso :-D
VOTO 6
Pur avendola letta con estremo piacere e facilità, devo dire che mi ha lasciata interdetta la mancanza di fiato. Si, perché ci sono dei punti in cui si passa da una situazione all'altra senza interruzione... e ci si perde un po'. Non so se questo sia dovuto alla punteggiatura o al modo di narrare i fatti, ma è la sensazione che mi ha lasciato. Forse è vero quanto sostiene Sparviero quando dice che stai trovando uno stile nuovo, tuo, che possa distinguerti in qualche modo e quindi basterà un altro po' di studio (forse non è proprio il termine giusto, ma passamelo lo stesso) e potrai ottenere molto di più.
RispondiEliminaComplimenti comunque.
Voto: 6
Sono in lacrime!!!! Bella anche questa, anche se eco dire che in alcuni passaggi mi sono un po' persa, tanto che ho dovuto rileggerla un paio di volte, forse in alcuni punti dovevi ampliare un po' di più
RispondiEliminaVoto 6,5
Ila Cullen
Voto 6
RispondiEliminaHa un'atmosfera molto elegante questa storia. E' leggera e a volte, sono d'accordo con qualche altro commento, dà quasi l'idea di essere un flusso di coscienza o un sogno.
RispondiEliminaUna cosa molto particolare su cui lavorarci su.
Mi manca qualche approfondimento o qualche dialogo in più, ma probabilmente questi sono gusti personali.
Grazie mille per averla scritta.
Voto 6
Tragica, ma bella e insolita, perché non è struggente pur essendo commovente. Racconta come si trattasse di avvenimenti capitati a qualcun altro, sembra con poca commozione e partecipazione. Ma forse è solo la rappresentazione grafica di un grande dolore che ha fatto, per così dire, una "crosta" sul cuore. Brava!
RispondiElimina6
EliminaNon so, questa storia mi lascia molto amaro in bocca, non per il tema, ma per il modo in cui è stata affrontata. Poteva essere più ricca di particolari, più toccante, commovente, arricchita di momenti, di ricordi che, forse, avrebbero reso la storia molto più bella. Bel tentativo comunque.
RispondiEliminaIl mio voto, purtroppo è 5,5.
Un racconto davvero bello ma troppo tragico.
RispondiEliminaScusami, ma la malattia del padre di Bella e poi dell'incidente di Edward mi hanno lasciato con l'amaro in bocca.
Toccante la parte con Ej!
Scusa se te lo dico, ma ci sono anche troppe tragedie nella vita reale. Non ho voglia di leggere storie simili.
RispondiElimina